La lezione di coach Capobianco: “Il campione esalta le qualità dei compagni. Il bullo le annulla”

Non solo applicazione e lavoro in palestra, ma anche un’attenzione – nel senso più vero del termine – al compito di natura educativa sotteso al ruolo dell’allenatore. Mercoledì, il commissario tecnico dell’Italbasket under 18 Andrea Capobianco è stato ospite della scuola media ‘Colozza’ di Campobasso per un convegno sul tema del bullismo. Non è stata una ‘prima’ assoluta per il trainer venafrano che già era stato nell’istituto del capoluogo di regione e che – peraltro – era stato già relatore in un incontro su questo tema in una scuola media in Campania (a Meta di Sorrento). «Sono stato molto contento dell’invito ricevuto – argomenta lo stesso coach – anche perché, per mia convinzione personale, credo molto nei valori educativi sottesi allo sport e, più un particolare, a quelli di alto livello e credo sia giusto dare sempre la disponibilità per eventi di questo genere. La ‘Colozza’ mi ha chiamato per parlare di un tema importante e da parte mia non posso che fare i complimenti alla dirigente scolastica e a tutto il corpo docente per come hanno preparato nel minimo dettaglio l’appuntamento, con tanto di un video molto intenso sul mio percorso cestistico ed umano. Ho avuto modo di confrontarmi con dei ragazzi attenti, disponibili e precisi». «Personalmente – prosegue – per entrare nell’argomento mi sono rifatto ad esempi sportivi ed ho illustrato la dicotomia esistente tra il concetto di campione e quello di bullo, il primo elemento in grado di esaltare le capacità dei compagni di squadra, il secondo, invece, pronto ad annullare gli altri e a sminuire le loro capacità, cercando di usare metodi squallidi». Accanto a questo primo nodo, un’ulteriore argomentazione forte è stata quella della complicità in determinate situazioni. «Anche se non ci atteggiamo a bulli – rammenta – possiamo esserne complici e questa è una situazione che si riscontra sia tra i più giovani che tra gli adulti, quando ad un gesto che va contro una persona meno forte la reazione è quella di un sorriso e non di ferma censura. Ed è questo un aspetto che ho voluto far risaltare con forza, portandolo all’interno di una situazione sportiva, laddove magari un allenatore non corregge, tollerando, alcune situazioni liminali come ad esempio quella di un giocatore che non ha voglia di lavorare appieno, dettaglio che lo porta ad essere complice. Sono tante le situazioni della vita in cui occorre prendere una posizione chiara. Non farlo o restare in silenzio non è certo la via virtuosa. Amo spesso ripetere una frase di Giovanni Falcone e l’ho fatto anche in questa circostanza coi ragazzi e cioè che ‘Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola’. Proprio per questo non bisogna essere complici di simili devianze ed è già questo un valore aggiunto non indifferente, l’opportunità di essere grandi persone». «Fondamentali per me – chiosa – sono stati i feedback ricevuti dai ragazzi che ho avuto modo di vedere attenti e pronti al confronto, segnale del cammino di preparazione notevole portato avanti con il corpo docente. Del resto, la scuola non a caso è palestra di vita ed agenzia educativa».

fonte: http://www.basketnet.it

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