SPIRITUALITA’ E LEADERSHIP NEL RICORDO DI KOBE

Quando si dice spiritualità il pensiero va diretto alla religione, all’amore cristiano, a Dio. Certo la spiritualità è questo ma non solo. E’anche trascendere i limiti fisici e corporei per tendere alla natura, all’umano nella sua profondità. Ogni giorno la natura ci porta a sperimentare il limite umano ed ognuno di noi tenta continuamente di superare i propri limiti.

Questo è particolarmente vero nello sport, dove ogni giorno l’atleta, dilettante o professionista, lavora per cercare di spostare sempre più in là questo limite, per migliorare e raggiungere nuovi obiettivi. Superato un limite subito si prende coscienza del limite successivo e si lavora ancora una volta per superarlo. Mano a mano che si scoprono le proprie potenzialità, l’istinto ci porta a pretendere qualcosa in più che fisicamente si traduce in allenamento e spiritualmente in ottimismo.

E cosa c’entra la spiritualità con la leadership?

Leadership significa trascendere corpo e mente; se essere spirituali significa avere cominciato a trascendere i limiti della fisicità, allora il leader è quella espressione spirituale concretizzata in qualcuno che ha sfondato, che è diventato un grande, un idolo, un sogno…qualcuno da prendere come esempio e da imitare.

Ecco che il leader gioca un ruolo importante nella vita di uno sportivo, di un giocatore: diventa la star che fa sognare e fa sperare un giorno di diventare come lui. Da questo si capisce come il ruolo del leader sia molto delicato e carico di responsabilità perché i giovani osservano il suo comportamento, assimilano il suo stile di vita, fanno loro le sue espressioni, accolgono i suoi slogan e tentano di imitarlo in tutto e per tutto.

Kobe Bryant dopo il suo intervento al ginocchio ebbe a dire: “Questo incidente mi ha dato la possibilità di variare il mio gioco. Di essere meno esplosivo. Di pensare di più. Di girare intorno al canestro piuttosto che attaccarlo ogni volta. Mi ha offerto la possibilità di coinvolgere nel gioco anche i miei compagni di squadra.”

Ciò che colpisce in queste parole è il suo comunicare con convinzione e semplicità, dire cose profonde con un linguaggio semplice, dimostrarsi grande in forma semplice e normale, quasi a dire “sono normale anche se sono un grande, quindi sono imitabile”, incidendo nell’animo dei giovani sportivi che lo vedono in campo per quel che è veramente.

E non si pensi che perché un giocatore di pallacanestro è una star non abbia problemi. Chi è in vista spesso è oggetto di chiacchiere ed invidia. Kobe, accusato di stupro, ebbe a dire “Devi diventare forte, una roccia. Se no non sopravvivi. E’ stato un anno molto duro. Qui a Los Angeles i media sono particolarmente aggressivi e sì, forse tendono a giudicare prima del tempo. Anche i fan sul campo sembra mi abbiano già giudicato ma loro sono tifosi, fanno il loro mestiere, non ho alcun risentimento. Gioco a basket, la mia terapia, la mia fuga da ciò che mi sta succedendo. Forse mi diverto più in allenamento che in partita.

La società ha bisogno di leader perché hanno comportamenti non comuni, che pochi sono in grado di avere. Spesso il campo di gioco appare come luogo di conquiste, un palco da sfruttare per scopi personali. In realtà è anche e soprattutto un campo in cui mettere in scena una missione: di vita, di sacrificio per il bene della squadra, quasi un luogo sacro.

Dice ancora Kobe. “E’ vero a volte dico ciò che penso perché gioco ogni gara come se fosse l’ultima ed è frustrante vedere gli altri che non la pensano così. Se la squadra ha bisogno è necessario stringere i denti anche con qualche infortunio” O anche rivolgendosi alla pallacanestro “ho giocato nonostante il sudore ed il dolore. Non per vincere una sfida ma perche TU mi avevi chiamato. Ho fatto tutto per TE perché è quello che fai quando qualcuno ti fa sentire vivo come TU mi hai fatto sentire”.

E il vero leader non tramonta mai. Anche quando esce dal campo lo vediamo comunque in campo, dove lo abbiamo conosciuto, perché la sua figura non scompare mai! E il vero leader non si guarda allo specchio ma si rispecchia nei volti dei sui fan.

Ecco che allora Spiritualità significa accedere a quella dimensione dentro di te che è la prima sorgente di quello che sei. La si consegue non guardando a destra, a sinistra, o sopra per catturare applausi. La si consegue guardandosi dentro. O come direbbe San Bonaventura: “Bevi l’acqua del tuo pozzo!”.

Di Don Dino Cecconi

Morto-Kobe-Bryant-chi-era-e-curiosità

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